ZERO - Rassegna Stampa

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Zero non è propriamente uno spettacolo teatrale, almeno non è questa la definizione adatta per il significato ormai assunto nel gergo comune, e non è nemmeno un monologo. Zero è una storia che racconta di noi e fa parte di noi. E la sua straordinarietà sta che lo si può definire come spettacolo teatrale, monologo e racconto, perché composto da tutti questi tre elementi. A dar vita a questo racconto sul palco del Piccolo Eliseo è uno straordinario e camaleontico Massimiliano Bruno, regista, sceneggiatore e attore di grandi successi cinematografici che, per novanta minuti, tiene costantemente alta l’attenzione del pubblico con una storia dai ritmi serrati, spassosa, almeno nella prima parte, e drammatica verso la fine della rappresentazione. Chi conosce Massimiliano Bruno sa perfettamente che le aspettative non saranno deluse: la risata, l’ironia, il divertimento sono assicurati con battute che esprimono tutto il genio della comicità (ci si domanda spesso come faccia a pensarle), con uscite sagaci e caustiche, ma imperniate anche di riflessioni profonde, graffianti e amare. Le sue opere recano sempre una denuncia nei confronti della società attuale ma, a differenza di tanti altri comici o di personaggi che fanno della satira il proprio lavoro (suscitando talvolta anche odio, rabbia e cattiveria nei confronti dei propri target), Bruno riesce a far ridere e pensare in maniera garbata, senza mai offendere, mettendosi dalla parte dei più deboli, raccontando cos’è la disperazione facendo ridere di gusto lo spettatore anche per una cosa così tragica.
Costanza Carla Iannacone – Laplatea.it 

Che bravo, Massimiliano Bruno! Nel suo “Zero”, andato in scena con successo al Piccolo Eliseo di Roma, porta sul palco una storia di amicizia, cattiveria umana e vendetta in cui l'amara quotidianità della vita si fa spazio inesorabile tra tante risate e battute. In un'ora e mezza, da solo, Bruno interpreta i protagonisti e tutti i personaggi di contorno di quella che è un'efficace storia a metà tra commedia e dramma, senza mai allentare l'attenzione del pubblico: fa ridere parecchio, fa un po' commuovere, dà da pensare. Nella scenografia di Alessandro Chiti, impreziosita dalle belle luci di Giuseppe Filipponio, lo spazio scenico è suddiviso a metà da un pannello velato su cui si confondono le proiezioni di lettere, immagini astratte, contrasti di grigio. Dietro, come un'ombra discreta e sempre presente, è posizionata la band guidata da Massimo Giangrande che scandisce l'intero racconto con musiche omogenee ed appropriate all'evolversi della storia e dei singoli personaggi. Al di qua del velo, invece, cinque sedie dal diverso design - dallo sgabello per lo showman televisivo alla poltrona rococò per il ricchissimo boss - aspettano di accogliere i rispettivi personaggi. Sarà Massimiliano Bruno a interpretarli tutti, muovendosi avanti e dietro il velo, entrando e uscendo dalla scena così come dal ruolo, senza bisogno di cambi d'abito (per delinearli può bastare anche solo un oggetto, una borsetta o una sciarpa, o nulla). Con estrema apparente semplicità, cambia tempo e tono, mescolando sapientemente dialetti, gestualità e atteggiamenti, e tratteggia tutti i personaggi con efficacia contestualizzando vita e relazioni di ciascuno. […] Cambiando continuamente ambientazioni ed epoche, lo spettacolo, con un tocco di giallo, si snoda tra flashback e racconti, episodi di vita personale e ricordi dal passato; l'intera storia assume forma sul finale quando tutti i tasselli si trovano ricomposti come in un puzzle. Ciò che non manca mai è il divertimento, garantito dalle battute di Bruno che, in alcuni personaggi, come l’uomo di spettacolo romano, può facilmente dar sfogo al suo estro comico. Ma le battute e l'ironia, in scena come nella vita, non bastano a nascondere i dolori familiari, le mancanze dei genitori, i soprusi dei potenti sui più deboli.
Michela Staderini - Saltinaria