VETRI ROTTI - Rassegna Stampa

Leggi gli estratti dalla rassegna stampa


Scopri di più

Protagonista dello spettacolo è una donna ebrea americana, tale Sylvia Gellburg, interpretata con profonda adesione da Elena Sofia Ricci, accostabile a quelle vertiginose figure femminili di tanti drammoni hitchcockiani, che a quella notizia della Notte dei Cristalli pure lei va in frantumi, subendo un profondo choc da farle perdere l'uso delle gambe e inchiodarla su una sedia a rotelle, accudita poi amabilmente dalla sorella (Elisabetta Arosio).
Gigi Giacobbe – Teatro.it 

Sotto l’esperta regia di Armando Pugliese si è riunito un cast di stelle: Elena Sofia Ricci e Maurizio Donadoni, insieme a Elisabetta Arosio, Alessandro Cremona e Serena Amalia Mazzone, che hanno interpretato un testo profondo, dedicato alle mille sfaccettature dall’animo umano. Magistrale l’esecuzione: arriva per la Ricci, sempre al vertice di una carriera straordinaria, una prova particolarmente impegnativa, con un personaggio che aggiunge a un carattere tormentato (in un’epoca particolarmente difficile), la paralisi degli arti inferiori. Una paralisi che è la metafora di un senso di oppressione che non è solo della protagonista ma, che traspare in tutti i personaggi dell’opera. La performance dell’attrice, che interpreta Sylvia Gellburg, incolla alla poltrona e cattura l’attenzione dello spettatore che viene travolto da un vortice di emozioni, pensieri e parole, ma anche di sguardi e gesti. Nel ruolo del marito troviamo un Maurizio Donadoni alle prese con un personaggio altrettanto complesso: vittima e carnefice, amante e nemico, che con la sua voce profonda arriva dritto al cuore, ferisce e cura. Niente da aggiungere: da un attore del suo calibro si hanno grandi aspettative, che Donadoni non delude. Elisabetta Arosio interpreta la briosa sorella del personaggio della Ricci, portando con sé la responsabilità delle poche battute comiche che Miller ha inserito per alleggerire l’animo dello spettatore. Perfetto anche Alessandro Cremona nel ruolo dello spietato datore di lavoro con lo sguardo di ghiaccio. Infine, per quanto riguarda la scenografia, gli applausi vanno ad Andrea Taddei, che ha ben saputo interpretare l’animo ebraico della storia. A incorniciare lo spettacolo, il tocco magistrale di jazz e atmosfere esoteriche, dato dalle musiche del Maestro Stefano Mainetti.
Maria Rita Marigliani - La Gazzetta dello spettacolo