La Storia

SCENE DA UN MATRIMONIO - Rassegna Stampa

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Luci perfette (di Gigi Saccomandi) e addirittura inquietanti nell’aderenza mimetica alle ore del giorno e alle fonti luminose a vista; mobilio, attrezzerie, suoni d’ambiente, costumi, tappezzerie meticolosamente ritrovati, scenografati e resuscitati sulla scena, che aggetta di scorcio sulla buca d’orchestra, opera di Marta Crisolini Malatesta.
Carlo Lei - Kpl Teatro

Con una parola, “sublime”. Sublime la rappresentazione teatrale “Scene da un matrimonio” di Andrei Konchalovsky che fino a domenica scorsa ha portato sul palcoscenico del Teatro Mercadante di Napoli uno dei lavori immensi di Ingmar Bergman. Sublime. Notevole la cura della scenografia che ricostruisce a perfezione l’interno di un appartamento riuscendo a trasmetterne il calore “da nido coniugale”, ora in crisi e ora abbandonato. Apprezzabile la scelta delle proiezioni in bianco e nero sulla scena capaci di calare il pubblico in quel momento storico. Struggenti le interpretazioni di Julia Vysotskaya e di Federico Vanni che, rispettivamente nei panni di Milanka e Giovanni, danno vita a una Marianne e a un Johan diversi da quelli dell’originale versione cinematografica. 
Valentina Mazzella - Napolisera

L'omaggio a Bergman è, certamente, da valutare con positività perché si tratta di un grande regista che ha saputo rendere con maestria le contraddizioni e i limiti umani, le differenze che in una coppia possono portare a un equilibrio o a uno sgretolamento, la voglia di sentirsi vivi andando contro a quello che vorrebbe la morale comune e le leggi non scritte della società. Entrambi i prodotti portano in scena le difficoltà di un rapporto di coppia duraturo dovute agli anni, agli eventi, ai diversi punti di vista, alle cose taciute e alle convenzioni sociali, con la differenza che il film riesce a dare un respiro ampio e diversificato alla questione attraverso la rappresentazione di diverse situazioni e conseguenti reazioni, senza mai dare un giudizio morale. Lo spettacolo teatrale lascia da parte tutto questo, per concentrarsi su quella coppia e sulle loro problematiche, risultando a tratti divertente per il pubblico senza motivi apparenti, a dimostrazione del fatto che il dramma non si compie.
Viviana Calabria - Il Pickwick

Il regista Andrej Koncalovskij coglie la profondità e l’attualità del lavoro di Ingmar Bergman che è stato uno dei registi che ha indagato di più sulle fragilità degli uomini e le loro passioni e sulla difficoltà dei rapporti umani attraverso un’analisi minuziosa delle emozioni e dei sentimenti. La regia è attenta, puntuale senza sbavature di sorta nell’evidenziare le difficoltà di comunicazione tra i due coniugi. Le scene che riproducono fedelmente un appartamento borghese degli anni ‘70 e i costumi sono di Marta Crisolini Malatesta, le luci di Gigi Saccomandi.
Maria Battaglia - The Cloves Magazine

Konćalovskij legge Bergman nella sua profondità, nel suo essere subdolo ricercatore delle lacune dell’uomo, della sua banale e condivisibile fragilità, bugiardo con se stesso e con gli è accanto, legge quella drammaticità che trasuda da una perfetta visione d’insieme, ma che nasconde spesse volte le più inconfessabili paure, come quella di avere un figlio, i più incomprensibili desideri, come quello di liberarsi di una vita per cercarne una diversa, più appagante. Questo è Scene da un matrimonio, un viaggio attraverso un amore perduto, ma poi ritrovato; un viaggio nell’affermazione di sé stessi, nella ricerca dell’altro, nel confronto, nel litigio e nella semplicità delle emozioni umane, che talvolta la stagnante ordinarietà della vita oscura con una patina di doveri che inaridiscono i rapporti tra gli individui.
Ilaria Costabile - Recensito.net