La Storia

ROGER - Rassegna Stampa

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Il monologo teatrale “ROGER non utilizza oggetti di scena e effetti sonori. Ad affermarlo lo stesso autore e regista Umberto Marino, che con l’attore Emilio Solfrizzi, mentre si metteva in scena il testo, si è reso conto che poteva scommettere su una rappresentazione che puntava esclusivamente sulla centralità della parola e sulle capacità del grande attore. Non lo ha smentito il bravissimo attore con la sua disinvoltura, la padronanza della scena, l’ottima memoria ed i movimenti repentini e agili da tennista esperto, facendo partecipare il pubblico ad una ipotetica e tragicomica partita tra lui generico numero due e Roger, un inarrivabile fuoriclasse numero uno del tennis di tutti i tempi, in una scenografia minimale fatta di poche righe bianche per disegnare il campo da tennis e due sedie sulle quali i tennisti riposano nei cambi di campo. Eppure incredibilmente sembravano materializzarsi: campo, arbitro, palla, racchetta, colpi, in un monologo della durata di 75 minuti, con un pubblico partecipativo, divertito che ha dimostrato con gli interminabili applausi tributati alla fine a Emilio Solfrizzi, richiamato più volte sul proscenio, di aver apprezzato molto. Superato quindi il rischio di stancare per l’argomento monotematico e lo sforzo di fantasia richiesto per seguire l’inesistente partita, con i ritmi serrati e le capacità mimiche dell’attore che è riuscito a catalizzare l’attenzione del pubblico per tutta la durata della rappresentazione rendendo il monologo divertente e leggero. Una ipotetica partita quindi contro un avversario inarrivabile, del quale non riusciamo ad approfittare neanche dei momenti di debolezza perché è invincibile e deve rimanere tale, o siamo noi troppo scarsi?
Pino Cotarelli – Teatrocultrecensioni

Come una palla da tennis che percorra l’aria a grande velocità verso di noi, gli eventi della vita spesso, senza neanche darci il tempo di rendercene conto, ci chiedono una risposta, la giusta reazione per rispedire la palla dall’altra parte della rete. Mettere il corpo, la mente, lo spirito nella giusta posizione ed essere provvisti dell’energia adeguata per poter rispondere nel modo migliore è indispensabile. Ma abbiamo nel nostro equipaggiamento tutto quello che serve per affrontare questi siluri improvvisi? E se chi tira verso di noi quei colpi forti come missili fosse un onnipotente dio, servirebbe davvero provare a reagire? […] È uno spettacolo che racconta il tennis, le regole del gioco, i colpi, le abitudini dei professionisti che si affrontano nelle grandi sfide internazionali e dei dilettanti che praticano il tennis per perdere peso prima della prova costume. È uno spettacolo che racconta il talento e la grandezza tecnica di Roger Federer, senza che Roger Federer sia tra i personaggi. Non è uno spettacolo biografico, del grande numero uno del tennis non sono raccontati aneddoti di vita o vittorie eppure lui è lì, con la sua maestosità opprimente sulle teste di tutti ma soprattutto difronte al suo sfidante, che lo aspetta tra paura e desiderio, sul campo da tennis. È il Federer dell’immaginario collettivo. Il tennista che è protagonista dello spettacolo è un semplice professionista, un numero due o quattro o centoventisei del rank del tennis che ci racconta la sua partita con Federer. Partita immaginaria che non ha avuto mai luogo perché il campione ha snobbato l’evento eppure partita che sembra avvenire davvero davanti ai nostri occhi.  La scena è vuota, solo due sedie sul lato destro per accogliere i due sfidanti. Sul palco è tracciato metà del rettangolo di gioco. Un’invisibile rete separa l’attore dalla platea. Sono gli spettatori i veri sfidanti di uno spettacolo che inizia a giocare i suoi colpi migliori.
Sara Scamardella – Il Pickwick.it