MISTERO BUFFO - Rassegna Stampa

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Riportarlo sulla scena è un’impresa. Matthias Martelli ci riesce. Vince gli sguardi diffidenti degli spettatori, dapprima un po’ freddi e timorosi, ma che si scaldano in fretta con grasse risate di fronte alle esilaranti giullarate. Il palcoscenico è totalmente spoglio, l’attore solo in scena e in abito neutro alla maniera del Maestro e gli episodi estrapolati sono riproposti tali e quali a livello testuale, con quel tipico miscuglio di linguaggi dialettali, volgari antichi e latinismi, perfettamente comprensibili.
Alessandra Minchillo - Teatro Dams Torino

Chiamato ad una specie di prova del fuoco, Martelli se la cava ottimamente. Piccoletto, nerovestito, piglio da furetto, entra nelle storie del «Mistero» quasi con felicità. Usa il corpo in una mimica mai forzata, strabuzza gli occhi, si spolmona con una voce che non è adenoidea, ma tutta di testa, e si rivela irresistibile soprattutto in due momenti: nel ritratto di Bonifacio ottavo, che ha il vezzo di inchiodare per la lingua i frati ai portoni della città, e nel miracolo del piccolo Palestina che fa volare gli uccelli modellati col fango e, al tempo stesso, fa i capricci, piagnucola, tira su col naso, implora aiuto dal padre e dalla madre, proprio come farebbe ogni altro moccioso di questo mondo.
Osvaldo Guerrieri - La Stampa

Nello spazio vuoto l’attore vestito di nero con movenze precise e grande consapevolezza fisica e vocale realizza un’interpretazione magistrale, coinvolgente e divertentissima. Il pubblico ride, applaude a scena aperta e rivive con totalità la grandezza di un artista che ha fatto grande l’Italia, rendendo anche omaggio ad un giovane attore di cui sentiremo molto parlare. Uno spettacolo comico nel solco della tradizione, coraggioso e divertente, un omaggio ad un gigante della cultura italiana.
Alan Mauro Vai - Teatrionline