L’OPERAZIONE - Rassegna Stampa

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L’Operazione vive una dimensione meta-teatrale in cui quattro attori sono alle prese con una produzione teatrale sul tema delle Brigate Rosse. In tal modo accoglie riflessioni e pensieri sul sistema e sulle pratiche artistiche del nostro teatro nazionale, pensieri che a tratti si fanno dichiarazioni di poetica, in altri momenti esplicita denuncia. Con tale operazione Lisma rivendica la legittimità di un teatro naturalista, che affronti i temi della quotidianità, nei suoi lati umani e politici, difendendolo dalle tendenze del contemporaneo che optano per il sensazionale sfruttando il desiderio di scandalo a cui gli spettatori sembrano oramai assuefatti. Inoltre, inserendo nella storia un vecchio giornalista (che i personaggi definiscono “Il Critico”) di “quadriana” memoria, l’artista denuncia la dipendenza delle opere teatrali e del loro destino dal gusto della critica, sempre di parte e sempre necessariamente parziale.
Chiara Pirri 

Questo genere di riflessioni sono quelle che condiscono la drammaturgia di Lisma, che incidentalmente ci spiega anche la sua scelta profondamente naturalistica di tornare a raccontare i personaggi, rivendicando necessità e urgenza, nel teatro di oggi, di proporre qualcosa che racconti con semplicità e in modo chiaro e intelleggibile il reale. La trama si sviluppa, fra battute e amarezze, fino all’ultima replica dello spettacolo che i teatranti portano in scena, alla quale Mezzasala ovviamente non parteciperà, dando poi stimolo per quella che, nell’idea del collettivo artistico, diventerà “la soluzione finale”. Il tutto è godibile, la parodia del “sistema della critica” è perfetta, con la ridicola misurazione nelle recensioni degli aggettivi prima del nome, che danno risalto ad una prova: “intenso”, “efficace”, o l’assurda menzione “fra gli altri, di”. Tutto quello a cui l’attore e la compagnia si appendono per sperare in un domani migliore.
Renzo Francabandiera - Krapp’s Last Post

Tra gli spunti interessanti - a cominciare dal titolo, “L’operazione” - la scommessa del rileggere gli anni Settanta, solitamente bollati come decennio intriso di violenza e ridotti alla lotta armata, ma in realtà forieri di molto di più, dai diritti civili al coraggio di opporsi e di lottare; eppure questi favolosi anni di ribellione, diventati sinonimo di rivoluzione e libertà, si sono a loro volta sclerotizzati, a partire dall’uso del termine “compagno”, finendo per dar luogo a utopie da una parte e a controrivoluzioni, dall’altra. Curioso l’accostamento tra il tema della cultura fra realismo e sperimentazione e la lotta armata, con il processo di un capitano d’industria di fronte al tribunale del popolo che poi diventa il rapimento e processo di un critico di fronte agli attori. Il teatro insomma come palcoscenico della vita. Efficaci la scena scarna e gli abiti in qualche modo dimessi che ricordano quegli anni. Piacevole anche l’inserzione musicale e il gioco ben disegnato delle luci.
Ilaria Guidantoni - Saltinaria

Ne L’Operazione – spettacolo vincitore del Premio Nuove Sensibilità 2008 – l’amarezza esistenziale che traspare riguarda lo stesso sistema teatrale, ma getta uno sguardo ancor più ampio sul nostro Paese descritto come «il Paese dei favori, dei ladri, dei truffatori e dei servi» e soprattutto dove non esiste meritocrazia, mentre si potrebbe benissimo parlare di “convenienzocrazia”. Rosario Lisma – drammaturgo, regista e attore della pièce – gioca sul fattore meta-teatrale: all’interno de L’Operazione egli riserva per sé gli stessi ruoli, essendo a capo di una compagnia teatrale impegnata a mettere in scena un testo sul terrorismo dei brigatisti rossi. Affiancato da Andrea Nicolini, Andrea Narsi e Ugo Giacomazzi– e la partecipazione di Lino Spadaro – Lisma punta la luce sulla precarietà dei giovani attori o drammaturghi stessi, senza alcuna tutela e sospesi in una situazione instabile dove oggi si lavora e domani chissà. Tra rassegnazione, depressione ma anche attimi di entusiasmo e di energia, il loro cruccio e obiettivo diventa quello di ottenere una recensione dal «mammasantissima della citazione», il Critico per eccellenza che controlla tutto e grazie al quale si aprono le porte del successo e lavoro assicurato. Una commedia con attori di qualità, uno spettacolo che diverte per la costruzione dei personaggi e per le relazioni che tra loro intercorrono, a tratti comiche o tragicomiche, ma che si dilunga troppo in alcuni meccanismi: si succedono infatti diversi stati emotivi e problemi che in maniera circolare si reiterano per arrivare sempre a denunciare lo stato di malessere diffuso che come una polvere velenosa si propaga nel Belpaese. Polvere che è arrivata ad intaccare anche il sistema artistico-culturale che dovrebbe essere scevro invece di ogni gioco di potere. A essere preso di mira non è solo il critico Mezzasala, spesso nominato e visto come un cinico burattinaio che decide chi muovere e chi lasciare chiuso nel baule in cantina, ma coloro che assoggettandosi a un sistema di convenienze e di falsi sorrisi alimentano lo stesso impianto malato, proprio come fanno gli stessi personaggi de L’Operazione. Ma questa autocritica risulta forse solo una sfumatura di cui ci si dimentica una volta usciti da teatro: a risaltare è quel sistema di cui in fondo non sembra di essere mai complici, ma sempre e solo le vittime.
Carlotta Tringali - Il tamburo di Kattrin