LA TEMPESTA - Rassegna Stampa

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La sua Tempesta […] non è la fiaba del mistero e dei sortilegi di un mago Prospero. Ma la vicenda di un Prospero duca di Milano spodestato e esiliato, vivo per miracolo, esule in una lontana isola che qui non risuona degli incanti caraibici del testo di Shakespeare e di molte versioni: un Prospero che, se mago, lo è nei termini in cui il sapiente, l’onnisciente studioso, sfida la magia. Qui è un intellettuale e, in quanto tale, superbo. Mai ho visto un Prospero così duro, teso, autoritario, freddo e orgoglioso come questo di Eros Pagni. […] Una sorta di Tempesta espressionista scandinava, lontana dalle Tempesta che io conosco e immagino. Se non fosse che Eros Pagni è un Prospero stratosferico, la cui durezza prelude non al perdono di un mago complesso, ma alla comprensione del mondo di un intellettuale che scopre la vita e, più che il perdono, la condiscendenza, la comprensione. Se non fosse che Ariel non vola ma lega in scena, e che questa Tempesta di De Fusco crea uno dei migliori Calibano mai visti: qui, più che altrove, anche nei capolavori (Strehler e Peter Brook), si esalta quello spirito caraibico, quella negritudine, quell’istintività selvaggia e repressa che Shakespeare mostra, ma che spesso è travisata mutando Calibano in un bruto, anziché in un essere operante nel cosmo dei venti, dei demoni, degli spiriti…Qui Calibano è una straordinaria Gaia Aprea. Che crea il doppio dell’indigeno con il suo antagonista Ariel. Una Tempesta sul dramma e la disillusione dell’intelligenza, la messa in crisi della superbia, il libero accesso alla vita. Che le luci del vero mago, Gigi Saccomandi, fanno simile a un sogno, rendendo vapore la dura e segnante storia inscenata dal regista.
Roberto Mussapi – Avvenire 

Un superlativo Eros Pagni, che giganteggia su tutti. […] Se è vero che “siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni”, qui De Fusco prende alla lettera la battuta di Prospero e rilegge Shakespeare attraverso Freud e Pirandello, con una regia inventiva e di una rigorosa coerenza.
Fabrizio Coscia - Il Mattino

De Fusco l’ha affidato all’ansiosa costruzione di Eros Pagni, che di questo suo Prospero raccoglie e ci restituisce dolorosi turbamenti ed ansie nervose costruendo un personaggio di memorabile forza e di disperata solitudine. […] Rinchiuso nella biblioteca della sua casa cupa può pensare di essere mago e padrone, padre tenero e possessivo, fratello vendicatore delle umiliazioni subite, e può pensare che davvero le apparizioni create dalla sua mente stanca siano Ariel e Calibano, due “doppi” di se stesso, due copie del desiderio, due creature che si contendono con le altre uno spazio distante e impossibile alla verità. Una dolce e lieve nell’eseguire gli ordini, l’altra incupita e riottosa nell’obbedire, sono personaggi affidati entrambi alla grazia dell’invenzione distante di Gaia Aprea che, con maschere identiche, ha il volto del suo padrone, di Eros Pagni cioè, si sdoppia moltiplicandosi, ed è diversa e fragile nel frettoloso passo e nel gesto gentile di Ariel quanto è cupa e lenta nell’ottusa indolenza traditrice di Calibano. Bella prova davvero d’inconsueta eresia teatrale e d’invenzione. […]La complicità prima del progetto di Luca De Fusco è nell’evidente “lavoro di squadra” che ha affidato a Marta Crisolini Malatesta i costumi in gran confusione di riferimenti e la cupa scenografia macchiata dai fantastici mutamenti che le inquietanti, e bellissime, installazioni video di Alessandro Papa rendono incubo e risveglio improvviso. Eccellente, come sempre, il disegno luci Gigi Saccomandi. Le musiche originali Ran Bagno offrono possibilità improvvise ed impreviste al gioco del teatro.
Giulio Baffi - La Repubblica