LA STRADA - Rassegna Stampa

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Guglielmo Poggi, al centro del palco, in un’atmosfera cupa, vestito con dei pantaloncini che sembrano appartenere al ruolo del bambino e ricoperto da un giaccone che sembra appartenere al ruolo del padre, in una fusione recitativa e drammaturgica che, che come anticipato ben gli si addice, legge e interpreta tutto d’un fiato questa riscrittura teatrale dell’omonimo romanzo di McCarthy. La voce di Poggi è una voce di chi ha studiato doppiaggio e di chi sa modulare gli stati d’animo ai personaggi interpretati con maestria ed intelligenza. Esamini per la crudeltà e per la crudezza della storia, gli spettatori rimangono con gli occhi incollati alle sue parole, che si trasformano, nella loro mente, in immagini concrete. Non si ha, ancora una volta, l’impressione di essere in un racconto narrato da un attore, ma si ha la certezza di essere dentro ad una storia cruenta, dentro ad una di quelle immagini e fotografie che vengono proiettate sullo sfondo, in un clima da horror psicologico.
Fiorenza Sanmartino - Persinsala Teatro

Guglielmo Poggi interpreta tutti i ruoli con un concerto di voci, un repertorio vocale che trascina per la capacità di immedesimazione nelle varie tonalità espressive ed emotive trasformandosi così in una prova d’attore degna dei grandi palcoscenici. Le proiezioni di Stefano Cioffi, anche regista, e le musiche eseguite dal vivo di Francesco Berretti più che di contorno, sono brandelli di carne strappati dal corpo dell’attore che sanguina come i suoi personaggi che ci offrono una visione apocalittica, preveggente e valida come premonizione del tragico destino cui sta andando incontro ciecamente e stupidamente il genere umano.
Enrico Bernard - Corrieredellospettacolo.net

Magistrale regia e video di Stefano Cioffi ed uno strepitoso Guglielmo Poggi come unico interprete: presenza magnetica, grande presenza vocale e assoluta padronanza dei tempi teatrali. 
Il commento musicale dal vivo del bravo e sensibilmente discreto chitarrista Francesco Berretti, fondamentale e perfettamente aderente alle inflessioni drammatiche del racconto.  Il ricorso aostinati musicali scandivano progressioni che in alcuni momenti conducevano a momenti di altissima tensione. Il tutto inquadrato nella cifra di un’essenzialità   assolutamente funzionale all'atmosfera drammatica e straniante del romanzo di McCarthy. Il risultato è un autentico piccolo shock, un pugno nello stomaco. Nel progetto video sfondi di scenari post-atomici, immagini statiche con elementi in movimento, come fumi o la risacca marina.

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