La Storia

LA SCUOLA DELLE MOGLI - Rassegna Stampa

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La bella regia e l’ottima interpretazione di Cirillo sembrano accendere un nucleo nascosto, un groviglio ossessivo che si trasforma in dolore, in sconfitta, in penosa mestizia, il tutto tra vicende farsesche e personaggi grotteschi a tratti burattineschi. Una lettura interessante. In scena una casetta dal segno infantile di Dario Gessati che ruotando rivela la prigione-camera, dipinta di un rosa confetto, di Agnese, interpretata con bravura infantile e maliziosa, tutta gesti e insofferenze da Valentina Picello. […] Ancora una volta Cirillo sembra avere ben capito come Molière sia sempre uomo di teatro di «grandi urti e grandi conflitti» mascherati da farsa.
Magda Poli - Corriere della Sera

Una fiaba moderna di amori malati. […] Che immensa trovata l’impianto scenico d’oggi d’un testo di secoli fa: è la struttura d’una casa di bambola di due piani ruotante su se stessa con cui la regia di Arturo Cirillo affronta splendidamente “La scuola delle mogli” di Molière. L’autore vedeva nel protagonista, l’Arnolfo che alleva a futura propria moglie l’adolescente Agnese, l’immagine di sé destinato a sposare la giovanissima Armande. Autobiografia per autobiografia, il lavoro suggerisce a Cirillo un facsimile in scala grande del modello girevole ideato da Robert Lepage per riprodurre, in 887, la sua residenza della gioventù. E la pièce Molièriana prodotta da Marche Teatro, Elfo e Stabile di Napoli acquista scatti, allude a segregazione di odierni maniaci ai danni di ragazze, s’avvale del performativo sforzo degli attori che in panni di macchinisti fanno girare la casetta disegnata da Dario Gessati. Poi c’è la paradossalità nevrotica dell’Arnolfo riconcepito ora da Cirillo in persona, stupendamente afflitto da moderne turbe tutorie, e la grazia quasi da androide d’una perfetta Valentina Picello alias Agnese, e del suo innamorato rapper Giacomo Vigentini. E sarcastici, i costumi damascati che imitano un arazzo.
Rodolfo Di Giammarco - La Repubblica

Valentina Picello bravissima nella meraviglia di scoprire il mondo e l’amore, nonostante quella prigione iperprotettiva e maschilista. E Molière continua a catturarci con i suoi malati nell’anima.
Rita Cirio - L’Espresso