La Storia

I Giganti della montagna - rassegna stampa

Leggi gli estratti dalla rassegna stampa


Scopri di più

Estremo, assoluto atto di fede nella poesia e il teatro, nella cultura, testamento di Pirandello che lasciò il testo incompiuto, ''I giganti della montagna'' sono un testo complesso, ricco, impegnativo da portare in scena anche sul piano produttivo […] Lavia è un eccezionale Cotrone con verità senza alcun eccesso di esibizione, con fascinosa, intensa naturalezza ben equilibrato tra illusioni e concretezza, tra ragione e sogno, costruisce uno spettacolo molto vario, di bel ritmo e ricco di invenzioni.
Ansa – Paolo Petroni

La recitazione è eccezionale, con Gabriele Lavia nei panni di Cotrone a dominare la scena, accompagnato da Federica Di Martino che interpreta la contessa Ilse. Tutti e ventitrè gli attori sulla scena si collocano su un livello di recitazione molto curato, senza incertezze e ricco di pathos.
Avanti!

A guidare gli scalognati una sorta di alchimista, un po’ capocomico, un po’ direttore di circo, il mago Cotrone in grado di dare forma artistica a qualunque fantasia con la magia del verbo. […] A tale demiurgo dà corpo e animo lo stesso Lavia conferendogli in particolare un’aura di saggezza mista a tenera tristezza.
L’Avvenire – Michele Sciancalepore

[…] Qui si produce il teatro all'antica italiano, un teatro puro – comico drammatico, emozionante e anche, perché no, pauroso. Lavia allora vi spicca come il grande attore che è, con due tratti (i finali d’atto) indimenticabili – nella sua lotta contro il mondo e per il teatro.
Corriere della sera – Franco Cordelli

Lavia è un regista che rispetta l’autore, lo considera come la fonte di ispirazione del suo lavoro. Mentre la sua gestualità, che trasmette agli attori, ne mostra l’origine dal Maestro, Orazio Costa, che lo ritenne uno dei suoi allievi di maggiori possibilità espressive. Forse il nostro Teatro nazionale, se esistesse, dovrebbe essere fondato sul rispetto di testi collaudati e nuovi purché ricchi di senso, attualmente presi sovente a futile pretesto da registi che occupano teatri di prestigio, dando alle nuove generazioni un’idea di disimpegno, presunzione e qualunquismo travestiti da genialità libertarie.
Critica teatrale – Maricla Boggio

C’è una tenerezza, nella vita effimera di questi personaggi, che Lavia incarna al meglio, dando toni sommessi, comprensivi, estremamente semplici, con una partitura gestuale indicativa, allusiva e capace di far emergere la fantasia.
Gli stati generali – Andrea Porcheddu

Colpisce la realizzazione del contrasto visivo, che mostra efficacemente il divario dell’animo delle due formazioni, illustrato con accuratezza dai costumi di Andrea Viotti: coloratissimi e stravaganti per il gruppo degli Scalognati, folletti vivaci dall’animo leggero; mesti, logori e ingrigiti per gli attori della Compagnia, uomini appesantiti, provati dalle insidie di una società che vuole abbattere l’arte e il mondo il teatro.
Saltinaria – Isabella Polimanti

Fortemente suggestive le scene di Alessandro Camera con i ruderi di un maestoso teatro dai palchi stuccati e dorati, metafora della vicenda e della vita, in cui la bellezza è in rovina e l’arte è alla deriva.
Teatrionline – Tania Turnaturi

Si vorrebbe non uscire mai dall'incanto di questa rappresentazione e da un mondo altro (l’unico realmente autentico) nel quale ci si sente finalmente a casa. Offeso, bistrattato e relegato in un cantuccio, il Teatro si prende la sua rivincita all’epoca dei social e del vuoto pneumatico delle intelligenze artificiali. Per andare oltre e guardarsi dentro nel più bello dei viaggi possibili, quello che si compie da fermi su una poltrona di velluto. Ovazione finale e applausi scroscianti per tutti. Da non perdere.
Cinespettacolo.it – Claudio Fontanini

C'è attesa per l'attore, e Lavia l'acuisce. Amplifica. Sembrano tutti aspettare le sue battute tra un silenzio ed un altro: personaggi, attori e pubblico. E' attore e regista maturo molto lontano da quel Gabbiano di Cechov dove puliva e asciugava la battuta perché fresco d'Accademia. Adesso è in cerca di verità proprio come Pirandello, ripete proprio come Pirandello, sospira, mugugna, brontola, a tratti biascica e poi torna potente, cerca intonazioni nuove che escano dal coro. Ci riesce, e ogni volta ci accorgiamo nettamente quando entra in scena col corpo o con la voce. Qui è capobranco. Qui è capocomico. Qui è senz'altro Cotrone detto il mago. Le mani del gremito pubblico della prima battono di piacere. Spettacolo da vedere.
Gufetto – Salvo Miraglia

Lunghi minuti di applausi hanno accompagnato la chiusura del sipario del Teatro Eliseo sulla prima rappresentazione de “I Giganti della Montagna”. Un’opera con cui il genio di Pirandello raggiunge il suo apice e che Gabriele Lavia, regista ed interprete, ha saputo portare in scena magicamente. Un testo assolutamente non facile, con più di una lettura, al quale G. Lavia ha saputo dare la giusta dimensione, esaltandone ogni aspetto e la profondità del pensiero pirandelliano.
Il Terzo News – Maria Rossi Espagnet

Luigi Pirandello e Gabriele Lavia hanno pronunciato il loro discorso definitivo sul Teatro. I giganti della montagna ci sono tutt’attorno, quotidianamente vediamo i loro volti mostruosi, sentiamo le loro terribili parole. Legittima la paura. L’attore può scendere in scena e sfidarli. Seguirlo si chiama impegno. Si chiama lotta.
La Platea – Valter Chiappa

Della versione dell’opera proposta da Lavia è difficile perdere un dettaglio, così come non è facile dimenticarsi una sua rappresentazione. Ogni scena è un quadro di pregevole fattura, di uno spettacolo che diventa un museo teatrale in movimento. Nei panni di Cotrone, il mago che guida le anime che popolano il fatiscente teatro, Lavia spoglia il suo personaggio di qualsiasi gravità, rendendolo leggero e poetico. Ne viene fuori una messinscena che restituisce un’immagine diversa da quella che appare sul palco: di un teatro vivo e bello più che mai, dove l’arte trionfa sui giganti della montagna. L’Amletico
L’Amletico

La vita e la morte s'incontrano tra mezzi teatrali e visioni, verità e finzione, in questo dramma testamento dell'autore di Girgenti, che conclude la trilogia pirandelliana di Gabriele Lavia, un attore e regista immenso ed eccezionale, che ha mostrato in questa pièce il talento prodigioso dei bambini, capaci d' inventare storie a cui credono, una magia che l'umanità ha smarrito.
Pennadoro – Tania Croce

Oltre alla questione scenografica va evidenziato un cast da musical per più di venti elementi con numerosi costumi e maschere che sono pezzi unici creati da Andrea Viotti e Elena Bianchini; per non farsi mancare nulla un nutrito gruppo di mimi assolverà il ruolo dei pupazzi animati, esemplari nei movimenti meccanici in uno dei momenti più spettacolari.
Teatro e Critica - Andrea Pocosgnich

Oltre alla questione scenografica va evidenziato un cast da musical per più di venti elementi con numerosi costumi e maschere che sono pezzi unici creati da Andrea Viotti e Elena Bianchini; per non farsi mancare nulla un nutrito gruppo di mimi assolverà il ruolo dei pupazzi animati, esemplari nei movimenti meccanici in uno dei momenti più spettacolari.
Uozzart – Alessia Tona