Le critiche a cura dell'ITT L.BOTTARDI sugli spettacoli in programmazione ad Aprile 2018

Circus Don Chisciotte
recensione a cura di Vanessa


“CIRCUS DON CHISCIOTTE” è uno spettacolo teatrale di circa 90 minuti la cui rappresentazione è avvenuta al Teatro Eliseo in via Nazionale di Roma dal 3 al 22 aprile. Tra gli attori, i due protagonisti sono, Ruggero Cappuccio, scrittore e regista, nelle vesti di Michele Cervante e Giovanni Esposito che interpreta Salvo Panza. È un’opera ambientata in una stazione abbandonata di Napoli dove Michele Cervante, un ex professore universitario, uscito dagli schemi sociali di un accademico, cerca il proprio punto di vista su ciò che sta accadendo nel mondo distaccandosi dalle dipendenze come la tecnologia. Esplorando la città, incontra un girovago, Salvo Panza che, curioso, si avvicina per capire la fantasia di Cervante. Proprio questa opposizione di pensiero fa nascere un’amicizia tra i due. Entra tre volte in scena un treno che porta sul palco quattro personaggi con i quali, Cervante e Salvo Panza, pensano ad un progetto di rivoluzione con la partecipazione di altri scrittori. Instaurano, così, tutti un buon rapporto. Per quanto riguarda la scenografia, troviamo un palco semplice con bauli, lettere messe da Salvo Panza per imparare a leggere, e un vecchio treno; i costumi hanno invece delle particolarità e risultano molto strani. Le luci e la musica attirano l’attenzione del pubblico grazie alle strategie utilizzate con il segui persona e gli effetti sonori che accompagnano le voci dei personaggi. Il pubblico è molto interessato soprattutto grazie al coinvolgimento che ti danno gli attori con la la loro classicità ma, nello stesso tempo, comicità. Bisogna seguirlo al meglio e immettersi nella storia per scoprire il significato che ti vuole dare.

Circus Don Chisciotte
recensione a cura di Valeria

Quest’anno con la mia classe ho intrapreso un percorso di alternanza scuola lavoro all’interno del Teatro Eliseo. Esso infatti per la stagione 2018 ha offerto e sta offrendo un programma molto ricco e variegato al mondo della scuola. L’Eliseo quindi ha intrapreso un cammino verso i giovani e soprattutto verso le nuove generazioni romane. Novità assoluta è l’Accademia del Teatro Eliseo, un’istituzione universitaria con durata triennale che consentirà a molti giovani di conoscere meglio il teatro. Molto interessante è la collaborazione con il Teatro di Tor Bella Monaca, una realtà territoriale della periferia di Roma, con molte difficoltà sociali. La nuova stagione percorre i classici, le grandi opere letterarie e va alla ricerca del presente percorrendo le emozioni del passato, ricercando negli autori contemporanei la bellezza dei grandi classici. Il Teatro Eliseo è situato nella centralissima Via Nazionale, dove nel corso degli anni hanno solcato il palco di questo teatro attori del calibro di Visconti e De Filippo. Il Teatro Eliseo oggi non è solo uno spazio per spettacoli di prosa, ma un luogo di vita radicato nella città di Roma. Oltre all’attività e alla produzione teatrale nelle sue due sale l’Eliseo ospita concerti, incontri, dibattiti, mostre, presentazioni e convegni. Il nostro percorso all’interno del Teatro Eliseo è durato circa 10 giorni, abbiamo fatto diverse attività e abbiamo assistito alla visione di diversi spettacoli, fra i quali “Circus Don Chisciotte”. “Circus Don Chisciotte” Si tratta di un grande capolavoro letterario, uno spettacolo tra classicità e modernità che racconta la storia di Michele Cervante, una singolare figura di vagabondo colto, presunto discendente dell’autore del Don Chisciotte della Mancia, che esplora le ombre urbane della città. Durante una delle sue notti in giro per Napoli, città dove è ambientato lo spettacolo, Cervante, lungo un binario morto di una stazione ferroviaria abbandonata, incontra Salvo Panza, un girovago nullatenente fuoriuscito dalla sfera della società civile. Tra loro nasce subito un forte rapporto di amicizia. Ma gli incontri continuano, infatti i due amici, sul binario morto della stazione, intrecciano una serie di amicizie con personaggi e viaggiatori singolari, come una coppia di ristoratori caduti in disgrazia, una principessa siciliana appassionata di astronomia e un duca veneto decaduto. Tutti questi strani personaggi rappresentano e rimarcano l’estraneità alla normalità del mondo e il loro scopo e obiettivo è proprio quello di riconquistare l’essenza spirituale dell’umanità. Si tratta di uno spettacolo interessante, dove si fonde la realtà con la fantasia e che ha molte cose da insegnare: mostra con chiarezza che l’amore parla in una lingua sua propria e che non ha bisogno di andare a scuola per potersi esprimere. L’opera mostra che i libri costruiscono ponti sui quali gli uomini possono camminare sicuri anche nelle difficoltà e anche se a volte sembrano allontanare le persone, le une dalle altre, alla fine riconducono verso l’umanità.

Chi ha ucciso Sarah?
recensione a cura di Sabrina

Abbiamo assistito giovedì a uno spettacolo ambientato in un pomeriggio di agosto verso la metà degli anni Novanta. Nel silenzio una voce femminile chiede aiuto. Tante volte il grido risuona nell’androne ombroso di una palazzina di Posillipo. Poi il silenzio,nessuno degli inquilini ha risposto in aiuto della ragazza. La troverà, morta, il giovane poliziotto dalla periferia orientale della città. È la prima volta che vede un cadavere e quella ragazza ha la sua età. Nel vuoto di Napoli dove chi può permetterselo è partito per le vacanze, e chi non può aspetta Ferragosto , il giovane poliziotto si chiede chi era quella sua coetanea che sembrava così normale, chi ha potuto ammazzarla, e perché. Interrogherà i vicini, rintraccerà gli uomini che l’hanno amata. Quella parte della città i cui abitanti, pur non essendo né camorristi né spacciatori né tossici ma liberi professionisti «gente per bene», hanno segreti. Non solo: strappandolo al suo angusto orizzonte di indifferenza e di egoismo, gli farà capire che all’indifferenza e all’egoismo, così come alla paura, ci si può anche ribellare. L'off parte dedicata alle prove generali è una piccola stanza con il palco nero e la parte per il pubblico rossa con delle sedie posizionate molto vicine all'attore per questo tutto arrivava molto in fretta ogni emozione e sensazione cosa che magari in una grande platea con qualcuno che accendeva per esempio il cellulare poteva farti sfuggire qualche importante particolare trasformando una bella rappresentazione in una brutta esperienza.

Chi ha ucciso Sarah?
recensione a cura di Michela

La storia è ambientata a Napoli negli anni 90’. Un giorno d’agosto, e quindi in una giornata di caldo soffocante, due poliziotti sono mandati in un palazzo di via Posillipo, nella città bene. Quando arrivano lì, pensano subito alle solite chiamate di quel quartiere e quindi il poliziotto Acanfora entra nel palazzo tranquillamente non avendo idea di quello che troverà realmente. Una giovane ragazza più o meno della sua stessa età è distesa per terra senza vita, proprio all’entrata del palazzo. Acanfora rimane sconvolto dalla scena appena vista e subito si mette all’opera nella ricerca di possibili testimoni ed informazioni per poter risolvere il caso. Ci sono molte piste da seguire e molti testimoni da ascoltare tra cui il ragazzo attuale di Sarah con il quale aveva litigato animatamente; il violento ex, mai gradito alla famiglia per una serie interminabile di piccoli precedenti penali, e chiunque abiti nel palazzo. Tuttavia niente di tutto ciò sembra aiutarlo a risolvere il caso. Acanfora, affiancato dal commissario Santagata tormentato da un passato che lo lega molto a questa storia, è sempre più deciso a prendere chi ha ucciso questa giovane ragazza, ma ogni ricerca risulta vana, e ha l’impressione di vagare nel nulla. Tutto ormai sembra non avere una fine, ma finalmente arriva il risultato dell’autopsia che contiene l’informazione più importante, la chiave per risolvere il caso. L’opera è molto ben strutturata, i dialoghi alternano dialetto e linguaggio popolare. L’attore, anche avendo a disposizione oggetti semplicissimi e pur dovendo interpretare più parti, riesce in ogni momento a fare arrivare delle emozioni in un ambiente di piccole dimensioni. E’ il teatro Eliseo Off, dove lo spettatore si ritrova ad avere un contatto diretto con l’attore e di conseguenza è completamente assorbito dalla scena tanto da sentirsi parte dello spettacolo. Ciò che si racconta in quest’opera è molto di più di un semplice fatto di cronaca perché affronta tanti temi tra cui l’indifferenza della nostra società. Sicuramente un’ opera da vedere.