Dal 21 / 02 al 11 / 03 / 2018

STABAT MATER
Oratorio per voce sola

di Antonio Tarantino
con MARIA PAIATO

Con: MARIA PAIATO
Regia: GIUSEPPE MARINI


ORARIO:
Mar - Mer - Gio - Ven - Sab: 20:00
Dom: 17:00

Durata spettacolo 1 ora e 30 minuti (senza intervallo)
COSTO DEL BIGLIETTO: € 20

Acquista il biglietto Abbonati

ANTONIO TARANTINO RENDE ATTUALE UNA FIGURA EPICA COME LA MADRE DEL CRISTO E LA TRASFERISCE SULLE RIVE DEL TEMPO PRESENTE

È dallo Stabat Mater di Pergolesi che Antonio Tarantino prende a prestito il nome, la figura della Madre e la tematica del dolore, nutrendo poi il testo drammaturgico con ombre del proprio immaginario. Nella sua opera teatrale, la figura epica della Madre del Cristo è resa attuale e trasferita sulle rive della realtà e del tempo presente. La Madre di Tarantino è una ragazza-madre. Il padre di quel figlio che lei attende è sposato con un’altra. Il figlio che è stato generato, seppure di grande intelligenza, viene arrestato in quanto terrorista.
Povertà, fame e delinquenza. Prostituzione, malaffare, degrado. Tutto questo entra coscientemente nella scrittura di Tarantino. I personaggi non possono dire altro se non la propria verità e parlano per mezzo della Madre che posta ai piedi di una Croce, oppure immersa nella periferia popolare, resta sopra qualunque perdita, anche della propria dignità.

Foto di Federico Riva

Una sorta di Madonna dei bassifondi, turpiloquiante e bestemmiatrice, la Maria Croce, protagonista di Stabat Mater, ragazza madre, ex-prostituta, ma neanche troppo ex, ora stralunata straccivendola cui l’autore impone, similmente agli altri personaggi dei suoi Quattro atti profani, un’irrefrenabile e farneticante logorrea, un’incontinenza verbale comicamente oscena, fatta di martellanti interiezioni e ripetizioni, tipiche di chi vuole riaffermarsi ri-dicendo e non riesce più a parlare se non stra-parlando. Direi che è proprio il linguaggio o, meglio, questa sua singolare rottamazione, una delle ossessioni e cifre stilistiche di Antonio Tarantino (che è poi stata la fascinazione primaria nel voler mettere in scena questo testo).
È il linguaggio di quella marginalità suburbana, dannata, condannata e dimenticata dalla Storia.

Giuseppe Marini

CREDITS

Di: ANTONIO TARANTINO
Regia: GIUSEPPE MARINI
Scene: ALESSANDRO CHITI
Costumi: HELGA WILLIAMS
Musiche originali: PAOLO COLETTA
Disegno luci: JAVIER DELLE MONACHE

Produzione: SOCIETÀ PER ATTORI

Con:
MARIA PAIATO